La triplice bellezza di Cefalù

La maestosità della montagna.
Il fascino dei borghi antichi.
La vastità del mare.

Io le ho volute tutte e tre per me.

Le ho trovate al centro del Mediterraneo, in una cittadina della Trinacria, l’isola più grande del Mare Nostrum, in una terra crocevia di popoli e civiltà in cui potevano esserci tanti nomi per una città; i fenici la chiamavano Ras Melkart, gli arabi Gafludi, e in latino andava col nome di Cephaloedium, che ricorda il nome con cui è conosciuta oggi: Cefalù.

L’isola ovviamente è la Sicilia, cambiano i nomi ma non il retaggio storico e la spettacolare combinazione geografica che rende di Cefalù uno dei posti più unici del nostro paese: sotto l’imponente Rocca che domina il panorama sorge infatti il centro storico del paese, un cumulo di case incastonate tra i pendii della Rocca e il mare, costituendo così un triplice punto di interesse – c’è il mare, c’è il borgo antico e c’è la montagna, unendo in una “trinità” che evoca le tre punte della Sicilia tre aspetti che singolarmente andrebbero cercati in posti diversi e a grande distanza tra di loro.

Cefalù l’ho scoperta per caso in TV, quando un programma mi ha condotto per la strada panoramica lungo il mare che è sfociata improvvisamente nella panoramica del borgo, compatto e affacciato sul mare e sovrastato da una bellissima chiesa, il tutto a sua volta dominato dalla bellissima Rocca che ne definisce e incornicia il paesaggio.
Il mio vago desiderio di vedere la Sicilia è aumentato tantissimo, Cefalù è passata davanti al sud-est barocco che volevo inizialmente visitare (Chiedo scusa, Siracusa e dintorni, vi penserò la prossima volta), e agli inizi di Settembre ci sono andato, partendo simbolicamente da Boccadasse a Genova. Ovviamente il traghetto (sì, ho voluto provare l’esperienza del viaggio in mare) partiva dal porto, ma a Boccadasse ci sono appunto passato prima di imbarcarmi, facendo così il viaggio da un piccolo borgo marino in una terra che conosco bene, la Liguria, ad un borgo in una terra per me finora ignota, dall’altra parte del Tirreno, in Sicilia – prima volta nell’isola, e mai così a sud finora.

Con Cefalù, il mio nuovo record geografico per quel che riguarda il sud – stabilito due settimane dopo avere anche fissato il record del nord, a Copenhagen – è stato amore a prima vista, e trovarmi davvero lì non ha deluso le aspettative. Prima di andarci temevo che essere finalmente stato nel Grande Nord a Copenhagen avrebbe influito sul mio godimento di Cefalù, mi immaginavo distratto e incapace di apprezzare pienamente l’atmosfera mediterranea… beh, è stato quasi il contrario! Non dico che mi sono dimenticato del mio amato Nord ma Cefalù è così bella che rende superflua la nostalgia sia delle montagne o della Scandinavia, che di qualsiasi altro posto.

Quello che conquista è la vitalità di Cefalù, i suoi sapori tutti siciliani; dire che si tratta di un borgo antico in riva al mare e sotto una montagna è la semplice definizione, ma è passando qui qualche giorno e girando concretamente tra le stradine (sarebbe un peccato passare tutti il tempo esclusivamente in spiaggia in un posto del genere) che si scoprono le irresistibili sfaccettature e curiosità del paese.

Balconcini stretti coperti da tende tirate fin oltre le ringhiere offrono sia un po’ di aria fresca che sale dal mare (per le strade fatte apposta in salita per convogliare meglio l’aria) che segretezza a chi sta in casa nelle ore più calde del giorno; possono osservare lo scorrere della gente sotto in strada, oppure dialogare tra condomini, come mi è capitato di notare in una via in cui sono passato in due giorni diversi e ho visto affacciati alla stessa finestra, in entrambi i giorni, degli anziani parlare, come se le ciacole da una casa all’altra fossero un appuntamento fisso e irrinunciabile.

Chi invece non sta chiuso in casa o in hotel ma si aggira per le strette stradine del centro si unisce a quel grande concerto urbano fatto del vociare dei turisti, le battute che si scambiano quelli del posto, venditori che sulla soglia attendono clienti o ragazzi che girano in motorino. Cannoli siciliani, ristoranti tipici, souvenir, gite organizzate alle vicine Eolie, tutto quello che ha da offrire la Sicilia è a portata di mano in negozi e locali ricavati in palazzi antichi.

La lingua stessa è musicale e bella da sentire, forse l’accento siciliano è un po’ marcato e si nota moltissimo al nord, ma qui in Sicilia si adatta perfettamente all’atmosfera del posto, persino al paesaggio in un certo senso, ed è bellissimo sentirlo parlare. Altrettanto belli e pittoreschi sono i matrimoni, praticamente ogni giorno se ne svolgeva uno nella bellissima chiesa del Purgatorio incastonata tra i palazzi del corso Ruggero e raggiungibile con una breve scalinata.

  

Ovviamente parlando di chiese non si può dimenticare il Duomo, la cui piazza è il cuore pulsante di Cefalù e dove seduti comodamente ai tavolini si può ammirare questa meraviglia architettonica, le cui guglie sono facilmente visibili da molti posti del paese e la cui imponente facciata, che presiede su una piazzetta sopraelevata raggiungibile da una bianca scalinata su cui ovviamente tutti si siedono, è una dei punti più iconici della città. Giustamente riconosciuto dall’Unesco, che non si è scordato di Cefalù nell’omaggiare la Palermo araba e normanna, il Duomo è il punto di convergenza simbolico di tutte le stradine del centro, e la piazza adornata dalle palme, e su cui incombe ben visibile la Rocca, è il salotto di Cefalù.

Tutta la mediterranea vitalità che popola questa piazza e le viuzze del centro storico (che bello pian piano orientarsi tra le varie strade in pendenza, solo all’apparenza tutte uguali) ha il suo naturale sblocco sul mare e in spiaggia. E che spiaggia! si può scegliere quella appena fuori dal borgo antico, e fare il bagno in piena vista dell’antico molo e della sempre ben visibile Rocca, o appunto proprio sotto al molo stesso, all’ombra delle antiche case che compongono l’unico e irripetibile panorama di Cefalù.

In Liguria le case sono tutte colorate, in Puglia sono bianche, qui non hanno un colore immediatamente definito, si alternano il grigio e l’ocra e qualche scrostatura qui e là, ma è anche questo il fascino del posto. Potere stare in spiaggia, girarsi e vedere case antiche, una in fila all’altra, camminare tra uno scoglio e l’altro bagnandosi solo metà gambe mentre si parte dalla spiaggia aperta e si arriva nei posti resi immortali da Giuseppe Tornatore (il molo si vede in una scena di Nuovo Cinema Paradiso) e protagonisti di innumerevoli foto dei vari turisti.

Non ci si stanca mai di questa visuale, specialmente al tramonto dove il sole infiamma i colori delle e case e le uniforma tutte in un rosso splendente che si riverbera nelle basse acque dove la gente fa il bagno, mentre altri da sotto l’arco salgono sugli scogli sottostanti e i ragazzi del posto si arrampicano in cima alle mura, loro che conoscono tutti i passaggi nascosti e sanno dove andare e come muoversi a qualche metro da terra rispetto ai turisti.

Sette giorni ho passato qui, e sette volte è stata una fatica staccarsi da questo posto, smettere di ammirare e fotografare le sottili differenze di luce col calar del sole persi nella struggente bellezza di questo cumulo di case posizionate tra il mare e la Rocca, qui alla fine del giorno, alla fine dell’estate, alla fine del Mar Tirreno in questa terra arsa e rossa, terra di Sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra, con una tinta di malinconia tipica dei tramonti che rende ancora più caro il ricordo di questi brevi ma indelebili momenti in cui la bellezza della natura e quella dell’antico paese si esaltano a vicenda.

Nessun tramonto è comunque troppo intenso per impedire alla notte di arrivare, e la gente alla fine lascia la spiaggetta per andare a popolare i tanti ristoranti con tavoli in strada e nelle piazzette, lasciando che il molo antico sia avvolto dalla tipica tranquillità notturna marina. Sul porticciolo, da cui si può ammirare il brillare delle tanti luci del lungomare accompagnati dal delicato sottofondo del mormorio delle onde, non c’è quasi nessuno in giro ma ogni tanto possono capitare delle serate speciali in cui chi si è sposato festeggia con un banchetto al tramonto a due passi dall’acqua, e chi invece sta per sposarsi riceve una serenata seduta ad un tavolo circondato dalle rose.

Pure nell’oscurità si vede bene anche il profilo della Rocca, montagna madre di Cefalù le cui pietre hanno costruito il duomo e anche molte strade in città, e una vacanza a Cefalù è da considerarsi incompleta senza una salita in cima, o anche solo al Tempio di Diana che si trova a metà strada tra le pendici e la sommità del monte.
Chi consiglia di andarci di mattina fa bene, date le più clementi temperature, ma è di pomeriggio che bisogna tentare la salita per godere del trionfo della luce pomeridiana su tutto il paese sottostante. Chi farà la ripida salita sul fianco della Rocca e raggiungerà la zona del Tempio di Diana, sfidando l’incessante sole che batte su un sentiero che ad ogni passo regala scorci sulla parte moderna di Cefalù sempre più ampi, sarà ripagato da una vista unica e spettacolare, incantevole nella sua fiera e selvaggia bellezza in cui la natura e l’opera dell’uomo si amalgamano nella creazione di un panorama strepitoso.

Tutta Cefalù antica e ognuno dei suoi tetti è ben visibile dal punto panoramico, che si affaccia a strapiombo sul Duomo. Da quassù se ne nota ancora di più l’imponenza rispetto a tutte le altre case, e le tonalità calde dei tetti fanno un bel contrasto col blu del mare. Ma non è un blu generico, l’altezza dona anche intensità ai colori del mare e se ne notano meglio le sfumature: verde smeraldo, blu profondo dal color del vino, limpido e quasi trasparente e che raggiunge fino all’orizzonte le Eolie, ancora più distinguibili dall’alto e che si possono identificare praticamente tutte, cosa già più difficile dalla costa. E dall’altro lato, verso quella zona che il muoversi del sole in cielo già rende solo una silhouette scura, si vedono i monti che nascondono Palermo, mentre sul mare una lunga striscia argentea segna il brillare del sole su di esso.

 

In una settimana qui ho goduto appieno di quanto Cefalù ha da offrire. Ho camminato per tutte le vie del centro storico, sono sempre passato dal molo di sera e durante il tramonto. Sono stato più volte nel caratteristico lavatoio dove, scendendo una curva scalinata, ci si trova nel luogo dove le antiche lavandaie si prendevano cura dei loro panni, su marmi levigati dall’acqua che scorre e raggiunge il mare subito dietro le pareti.
Ho mangiato in ristoranti tipici, camminato tra le panche del Duomo, girato con una guida sul suo motorino elettrico mentre mi spiegava la storia e le curiosità di Cefalù.
Sono stato in spiaggia e ho camminato gambe a mollo sotto le case del molo antico, sotto i cui archi ho visto spose bellissime posare per i fotografi.
Ho scoperto scorci, angoli seminascosti, posti da cui ammirare di notte la luna riflessa sul mare e un passaggio stretto da dove sbirciare la spiaggia in mezzo alle vecchie case, ho visto sia dall’alto che dal loro livello gli scogli che partono dal Bastione di Capo Marchiafava, sul dorso di una chiesa antica, fino al porto, da cui sono partito per una gita in barca che è passata a fianco del paese e poi davanti ad esso, regalandomi anche in questo caso viste fenomenali… ma niente eguaglia la splendida vista di cui si gode dalla Rocca di Cefalù, da dove si abbraccia con un solo sguardo tutto quanto si è vissuto e amato fino a quel momento.

 

Già l’esperienza dello stare sulla Rocca, passando per i resti delle costruzioni antiche e godendosi il brullo paesaggio di alberi e pigne sparse sul terreno, ben valeva la salita, difficile ma mitigata dal potersi riparare qui e là all’ombra di qualche albero, specie se un po’ di vento aiuta a rinfrescare l’aria, ma è affacciandosi dai bastioni che ben si vedevano da sotto che si viene conquistati e sopraffatti dalla bellezza: la bellezza del mare, la bellezza del panorama così ampio e esteso, e la bellezza di uno dei borghi più spettacolari della Sicilia.

Quassù sulla Rocca, io amante della montagna in vacanza al mare, che non potevo non scalare anche solo a metà.
Quassù dove mi ero ripromesso di essere, dopo aver visto in rete una foto spettacolare di Cefalù da questi bastioni, e che mi son detto che dovevo riuscire a scattare anch’io, e riuscirci è stata una soddisfazione personale grandissima.
Quassù dove avevo davanti a me la maestosità della montagna, il fascino dei borghi antichi e la vastità del mare.
La triplice bellezza della meravigliosa, incantevole e indimenticabile Cefalù.

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